Mononucleosi: cos’è e come agisce

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primo-bacioLa mononucleosi infettiva è anche detta malattia del bacio(o kissing desease), proprio perché il virus che ne è responsabile si trasmette attraverso la saliva. Oltre che con i baci, questa patologia può trasmettersi anche tramite un colpo di tosse, uno starnuto e venendo a contatto con posate, spazzolini, giocattoli per infanti e bicchieri che hanno avuto contatto con la saliva della persona affetta. Tuttavia, nonostante sia piuttosto contagiosa, non lo è quanto malattie molto più comuni come il raffreddore. Tra i pazienti colpiti adolescenti e giovani nella fascia tra i 15 e i 20 anni corrono il rischio maggiore, mentre più raramente i bambini piccoli che di solito presentano meno sintomi, per questo l’infezione non viene loro diagnosticata.

Come agisce nell’organismo

La mononucleosi è una malattia infettiva virale, causata dal virus di Epstein-Barr (EBV) e colpisce i linfociti B, delle cellule presenti nel sangue che costituiscono il tra il 20% e il 40% dei leucociti e sono una struttura importante del risposta immunitaria umorale, in quanto creano e secernono gli anticorpi all’interno delle mucose e del sangue per eliminare i germi.

Il virus, passando tramite la saliva infetta, attacca il tessuto epiteliale della faringe e si espande nei linfonodi della catena cervicale; qui grazie alle glicoproteine (precisamente gp350 e gp220) presenti sulla sua superficie è in grado di legarsi a dei recettori (CR2, CD21) contenuti nei linfociti B e nelle cellule orofaringee. Una volta che il virus si è unito a quest’ultime, modifica il loro DNA facendo sì che le cellule malate inizino a replicarlo, questo processo è detto per l’appunto replicazione virale, finché si distruggono e lo liberano (processo di lisi). Mentre combinandosi ai linfociti B, l’agente virale non causa la loro lisi, bensì li infetta e modifica la loro struttura rendendoli capaci di moltiplicarsi all’infinito in coltura in vitro (fortunatamente nell’organismo vengono presto eliminati). Quindi l’EBV, sciolto o associato ai linfociti B, si immette nel sangue dando così via alla diffusione dell’infezione nell’organismo. Un’altra importante modifica viene apportata ai linfociti T, che una volta percepito il virus presente nei linfociti B infetti, assumo la forma di “virociti” (o cellule di Downey) che hanno un citoplasma schiumoso, forma variabile e un nucleo ovale.

Nella fase acuta la presenza del genoma virale risulta nel 20% dei linfociti B, ma terminato questo stadio rimangono tracce del suo DNA in alcune cellule epiteliali orofaringee e nelle cellule linfonodali.

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Info sulla mononucleosi